XIII SINODO ORDINARIO DELL'ORDINE CISTERCENSE
Roma, 24-30 settembre 2002
RELAZIONE DELL'ABATE PRIMATE DELLA CONFEDERAZIONE BENEDETTINA AL XIII SINODO ORDINARIO DELL'ORDINE CISTERCENSE
Innanzitutto vorrei ringraziare Lei, caro Padre Abate Generale, per il gentile invito e per la richiesta a rivolgere due parole al Sinodo dell'Ordine Cistercense.
Care Sorelle e cari Fratelli,
Leggendo il Vostro questionario di preparazione al Vostro sinodo, costato che avete gli stessi problemi dei nostri monasteri benedettini, e penso che valga lo stesso anche per altri ordini e per una grande parte della Chiesa. Siamo nella stessa barca. Si tratta di risvegliare, favorire e formare giovani vocazioni. Tante comunità hanno poche o nessuna nuova leva e giustamente si chiedono: come si potrà e si dovrà andare avanti?
Ci sono tutta una serie di ragioni che riguardano tutti i monasteri delle culture occidentali. I monasteri delle giovani chiese saranno, prima o poi, confrontati con problemi simili. Per loro sarà di aiuto se in occidente avremo affrontato la questione. Si aggiungono poi una serie di fattori che non siamo in grado di dominare:
dell'occidente sembrano poter vivere bene senza la fede in Dio.
Ci sono anche motivi interni, come p.e. il modo con cui realizziamo concretamente i nostri ideali. Viviamo veramente per ducatum Evangelii o per ducatum Traditionis, di una tradizione che aderisce ad inevitabili abitudini di altri tempi? Vorrei elencare alcuni esempi che chiariscono questa problematica:
piuttosto, mi paiono avere una certa giustificazione storica, ma stare in contraddizione con lo spirito evangelico.
Ho parlato così estesamente di questi punti perché illustrano, a mio avviso, dove bisogna impostare un rinnovamento interno. Il criterio devono essere Vangelo e Regola, non influenze sociali, né passate né moderne. Naturalmente non si potrà fare a meno di una certa inculturazione al contesto sociale e culturale. Ma non anteporre assolutamente nulla a Cristo; impegnarsi per una comunità viva; non celebrare soltanto una liturgia "che funziona bene", ma di tutto cuore, consapevoli che Cristo è il vero liturgista; esercitare l'autorità in modo tale che illustri che Cristo è il vero padre della comunità e l'abate soltanto suo vicario; farsi rinnovare ogni volta dal Vangelo nella Lectio divina: tutte queste sono vie che conducono ad un vero rinnovamento. Sono convinto che le comunità che hanno questo spirito, siano luoghi ai quali Dio stesso conduce nuove vocazioni, perché sono testimoni dell'amore di Dio.
Certamente oggi occorrono mezzi adeguati perché i giovani possano ancora trovarci e contattarci, indicazioni sulla nostra esistenza scritte ed elettroniche, inviti a vivere e pregare con noi, e infine occorre una buona cernita dei giovani, secondo i criteri di maturità umana e zelo spirituale, inoltre, nel noviziato, giuniorato e anche dopo la garanzia di una formazione permanete solida, perché i singoli possano continuare a maturare spiritualmente e nel loro zelo.
La cosa che mi sembra più importante è, però, l'essere comunità viva che si rinnova costantemente nel Vangelo e nella Regola di Benedetto e che irraggia entusiasmo per Cristo e per la vita; che è aperta nell'ospitalità verso le persone, secondo l'esempio di Gesù, specialmente verso i poveri, i deboli, coloro che sono alla ricerca e verso i pellegrini. Alcuni monasteri dovranno chiudere le loro porte per sempre, altri però sussisteranno anche in futuro e intraprenderanno nuove fondazioni. Sono doppiamente speranzoso. Primo: ho conosciuto comunità vive. Secondo: il ritorno al Vangelo e alla
Regola di Benedetto in Studio e Lectio nel nostro tempo porterà frutti che ora ancora non siamo in grado di vedere.
Auguro al Vostro Ordine, sotto questo punto di vista, un futuro pieno di benedizioni, non solo per le vostre comunità ma per il bene di tutta quanta la nostra Chiesa.
+ Notker Wolf OSB Abate Primate